Il fine della teologia pastorale: “la salvezza delle anime” (CTP 4)

 4. Il fine della teologia pastorale: “la salvezza delle anime”


Questa salvezza a cui ogni uomo è chiamato e a cui anela il suo cuore è pienezza di beatitudine e vita eterna nella comunione di conoscenza e amore con Dio, ed è un dono soprannaturale di Dio  che deve essere accolto dall’uomo secondo la sua natura razionale e libera. 
Fin dal principio della creazione, dopo il peccato originale (cfr. Gn 3,15) e in seguito per mezzo di molti profeti Dio ha rivelato il piano di salvezza da lui stabilito, incentrato nella figura e opera del messia Figlio di Dio, Salvatore e Re dell’umanità.
Gesù Cristo è il Salvatore che ha operato la redenzione oggettiva: offrendo al Padre la sua vita sulla Croce in nostro favore ha meritato per l’umanità intera il tesoro di grazia salvifica e solo per mezzo di Lui gli uomini possono essere salvati “non vi è altro Nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”
La redenzione soggettiva ovvero la salvezza individuale è un dono soprannaturale di Dio che solo Dio può realizzare; è dunque primariamente opera di Dio ma non di meno esige dall’uomo la sua libera adesione e corrispondenza, come insegna S. Agostino: “Dio che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te”. Essa consiste essenzialmente e in pratica nel ricevere - nel modo e con i mezzi stabiliti da Dio - i beni salvifici di Cristo ovvero la verità rivelata e la grazia santificante che è la santificazione ontologica dell’uomo che rende il credente figlio di Dio per adozione in Cristo Gesù, interiormente partecipe della vita divina trinitaria. I mezzi necessari stabiliti da Dio per ricevere questi beni sono: la fede in Cristo (conditio sine qua non); il Battesimo (porta di ingresso nella famiglia di Dio mediante l’impressione del carattere di “figli di Dio” e la prima infusione della grazia santificante) e le opere della fede (l’osservanza dei comandamenti). Bisogna poi conservare e crescere nella grazia, secondo l’impulso stesso della carità fino a quella pienezza morale e spirituale che è la santità. Quest’opera di salvezza si realizza solo nella Chiesa (cfr. paragrafo 1.2). 
E’ fondamentale non errare circa la dottrina sulla salvezza: i principali errori sono quello pelagiano, che vanifica la grazia insegnando che l’uomo può salvarsi con le sue sole forze naturali; e quello luterano che vanifica il libero arbitrio e la collaborazione dell’uomo (le opere) e riduce la grazia a qualcosa di meramente esterno all’uomo. Su questa linea si muovono anche molti errori moderni (es: la dottrina dei cristiani anonimi, della opzione fondamentale, dell’inferno vuoto, ecc…) che riducono arbitrariamente i mezzi stabiliti da Dio per ricevere la grazia salvifica. Questi errori attentano la salvezza delle anime e producono una pastorale deformata e vanificata.

  

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